Nonostante i temporali dei giorni precedenti dovremmo trovare bel tempo e quindi il giorno stabilito ci si ritrova alla stazione di Pracchia. Questo giro prevede di fare due fermate della linea Porrettana in treno, e poi tornare alla base scalando il monte Pidocchina. La linea ferroviaria è storica e molto panoramica, segue il corso del Reno da Bologna a Pistoia, tra una galleria e l'altra si intravede il letto sassoso del fiume e il verde del bosco rigoglioso e onnipresente.
Mio marito mi accompagna in macchina e salutando le guide, ne approfitta per mostrare le ferite causate dagli insetti nel bosco giorni fa. Nel gruppo c'è anche una veterinaria che ipotizza siano morsi di pappataci e non tafani come pensavamo noi. La guida gli suggerisce di usare il Prep per alleviare il fastidio e lui torna a casa speranzoso.
Dopo un piccolo discorso esplicativo delle guide, saliamo sul treno per la parte più agevole del percorso, alla discesa del gruppo ben attrezzato di zaini, bastoncini e scarponi, il capotreno si affaccia incuriosito e ci saluta con l'augurio di un buon cammino.
A Molino del Pallone attraversiamo il fiume e ci troviamo subito davanti all'inizio del sentiero di Davide, ben segnalato da un cartello che riporta uno dei suoi scritti, il primo dei 14 che troveremo lungo la via. Il percorso sale velocemente nel costone e ci inerpichiamo in fila indiana, proseguendo così a zig zag nel bosco fitto e vario, l'aria è fresca e piacevole, ci toglieremo le maglie soltanto in cima.
I due cani del gruppo, opposti per agilità e stazza (che rispecchiano i loro nomi Aria e Bitta) ci tengono compagnia e stimolano la conversazione nonostante il fiato sia ben impegnato in tutt'altro. Memore della mia ultima escursione lunga (nella quale ho avuto un brusco calo di pressione) mi preparo i sali nella bottiglietta e approfitto di ogni piccola sosta per bere un sorso. Le guide sono preparate e appassionate e ci raccontano aneddoti e curiosità sulle piante che incontriamo. Le storie della montagna nascono proprio dalle proprietà dell'ambiente che determinano poi lo stile di vita dei suoi abitanti, qui nel pistoiese la predominanza dei castagni ha influito tanto sull'alimentazione e l'economia. I miei cari suoceri raccontavano sempre storie del loro passato mentre ci preparavano i "necci" o le "frugiate". La mia vicina di cammino; Angela, ha un orologio che segna l'altitudine e ci divertiamo a controllare quanto siamo in alto per capire quanta salita ci aspetta ancora. Noi siamo molto ottimiste ma le guide non si sbilanciano troppo, però ci danno come obiettivo di arrivare a Lagacci entro le 13:00 altrimenti troviamo l'unico bar chiuso. Il miraggio del caffè ci dà forza e conforto.
Davide era un appassionato escursionista e guida volontaria e stava studiando e preparando questo percorso quando purtroppo è mancato all'improvviso, il suo amore per il cammino nella natura lo ha riversato in diversi scritti che poi qualcuno ha raccolto e pensato di affidare al bosco. In questo modo è come se stessimo camminando con lui, e lo può ricordare e ringraziare anche chi non l'ha mai conosciuto.
Durante la salita incontriamo alcune case diroccate, e ci divertiamo a ipotizzare annunci immobiliari: bilocale con ampia visuale, veranda ideale per stendere i panni, soffitti alti e luminosi. Troviamo anche la casa di Yari, un ragazzo tedesco che ha lasciato la città e si è trasferito quassù con l'intento di predisporre una zona di sosta e ristoro per i viandanti. La casa è vecchia e c'è ancora il locale di essiccazione delle castagne e i contrafforti fatti con i muri a secco, Yari non c'è e noi proseguiamo. Su uno dei locali accessori c'è il fregio di un volto femminile sullo stile dei Della Robbia.
In cima alla salita raggiungiamo la prima tappa; è un gruppo di case chiamato "Posola" e scatta subito il gioco di parole: "in cui ci si riposola". Incredibilmente c'è un piccolo bar aperto e riusciamo a prendere un caffè, qualcuno sgranocchia, qualcuno va in giro a curiosare, io tiro fuori la cartina e chiedendo conferma alle guide, segniamo i punti mancanti. Dalla strada più sotto passa un prete e altre due persone, ci guarda stravaccati sulle panchine, sudati e sorridenti e ci manda una benedizione al volo, che fa sempre bene.
Le nostre guide sono organizzatori eccezionali.
Riprendiamo il cammino e le nostre chiacchiere e alla fine del paese ci fermiamo nuovamente, la strada è contornata da more e cornioli, le guide ci insegnano a raccogliere le bacche più scure perché quelle chiare "legano" la bocca come i carciofi crudi. Intanto che facciamo la raccolta e gli assaggi, ci sorpassa un vecchietto con le borse della spesa e uno sguardo vagamente giudicante.
Io metto in tasca i semi dei cornioli che ho mangiato per provare a piantarli nel mio giardino. Il bosco ci ri-accoglie, la strada è lievemente in discesa, il cuore batte il ritmo con gli scarponi, i cornioli lasciano il posto ai castagni secolari, i giganti della montagna.
Durante il percorso abbiamo notato davvero tante strutture abbandonate, ma qualcuna è stata trasformata in abitazione e struttura ricettiva davvero deliziosa, come "La casa nel bosco" in cui anche Davide aveva soggiornato con il suo cane Alba e ha raccontato la sua esperienza di assoluta comunione con la natura.
Il monte Cocomero è vicino, tra vallate in discesa e casette delle fiabe. A un certo punto troviamo soltanto uno dei 4 muri di una casa, è ancora in piedi grazie all'edera che lo sorregge e lo abita, si aiutano a vicenda a trovare la stabilità e la luce in questo bosco pieno di meravigliose scoperte.
Piano piano il percorso si inoltra nel fitto e ci disponiamo nuovamente in fila, diventa ripido e il fiato deve ritrovare il suo equilibrio, il bosco è vivo e respira con noi, poi dopo una curva in salita troviamo il punto in cui Davide è stato male. Uno dei suoi scritti lo ricorda e noi possiamo solo immaginarlo con un pensiero di gratitudine per aver ideato questo cammino immerso in tanta bellezza.
Il bosco è umido, e non solo per la pioggia dei due giorni precedenti, la terra e la roccia trasudano goccioline minuscole che scendono sul sentiero come un velo che nasconde chissà quanta vita.
La salita prosegue ancora, dolcemente, e arriviamo nei pressi di Lagacci, la nostra seconda tappa, che si fa annunciare da una sfilata di agrifogli verdi e variegati, il cielo si fa scuro e scende qualche goccia.
Lagacci è famoso come "paese dei proverbi", infatti sulle strade, sui muretti e nelle recinzioni troviamo tanti cartelli con vari esempi di saggezza popolare.
Inoltre adornano la piazza diverse sculture di legno a forma di animali, e tanti cartelli che indicano i sentieri per gli escursionisti.
Il cartello più divertente è la panchina rossa che indica la strada da prendere nelle due direzioni opposte: per di qua o per di là. Ma prima di ripartire ci fermiamo a mangiare il meritato pranzo al sacco, un momento bellissimo nonostante la minaccia della pioggia. Si uniscono a noi altri camminatori (arrivati qui però in macchina) e altri due cani. Sotto il portico che ci ospita per la sosta pranzo, c'è anche un calcetto e un tavolo da ping pong completo di racchette. Siccome non ci siamo stancati abbastanza, qualcuno gioca al calcetto, altri al ping pong, con grande disappunto di uno dei cani che vorrebbe giocare con la pallina.
Poi riusciamo a prendere un altro caffè perché nel frattempo la barista ha riaperto e nel piccolo locale ammiriamo le foto d'epoca degli abitanti e del paese innevato, e i cartelli che illustrano il menù delle prossime feste: polenta e salsiccia oppure fagioli e salsiccia.
Il cielo si schiarisce e ci rimettiamo in marcia, prendiamo la direzione "per di qua" e troviamo un campo da calcio, un torrente da guadare in due punti e dei grandi massi scivolosi. Il sentiero è un pò più largo e possiamo chiacchierare affiancati. I cani vanno avanti a controllare la situazione e poi ritornano a vedere perché siamo così lenti rispetto a loro. Questo sentiero fa parte dei "Cammini dell'acqua" che segue il corso del Reno fino a Ponte alla Venturina e una fontana buonissima con lavatoio e panchina ci rinfresca e ci conforta. Uno dei cani osserva il lavatoio e poi ci si butta senza pensarci troppo e senza saper risalire, noi lo guardiamo con una certa invidia e poi qualcuno lo tira su.
Arriviamo velocemente a Frassignoni, la nostra terza tappa, che ha una vista notevole, e cerchiamo di immaginare come sarà nel mese di ottobre, con tutta la sua varietà di colori.
Le casette, anche qui sono di pietra, carine, curate, divise da una strada stretta dove passa una macchina alla volta. Riprendiamo fiato per la volata finale che comunque è tutta in discesa, come gruppo di camminatori abbiamo legato subito e riusciamo ad apprezzare anche le pause, però poi qualcuno si rilassa troppo e il gruppo si divide. Noi apripista arriviamo giù a Pracchia per primi e ci fermiamo ad aspettare gli altri prima di salutarci, poi facciamo una foto di rito vicino all'ultimo cartello del cammino. Grazie Davide, grazie al gruppo della Pro loco di Pracchia, alle guide e agli altri coraggiosi camminatori che hanno reso questa giornata intensa e indimenticabile.