Ho voglia di libertà.
Ho voglia di evadere da questa soffocante quotidianità.Ho bisogno di ritrovare il mio silenzio interiore, da sola, o solo con Lui.
Partiamo, andiamo al mare. Si prende l'autostrada naturalmente, si fa prima, un'ora e mezza il tragitto, chiusi tra le barriere del telepass e le file dei camion che sono sempre di più, a poter circolare anche al sabato.
La libertà è vicina.
Arrivati sul posto ci vuole un po' a trovare parcheggio, si sa come sono i paesini di mare, carruggi e viuzze, pieni di turisti, ovunque. Vabbè, in poco più di venti minuti riusciamo a trovare un posto abbastanza vicino alla macchinetta per le monete e alla spiaggia.
Ecco finalmente la libertà.
File e file di stabilimenti delimitano il litorale con cabine, bar e servizi vari ed eleganti staccionate, a chiudere, tra l'uno e l'altro. Di qua ombrelloni verdi, di là quelli gialli, più avanti ci sono quelli sfrangiati che ricordano selvagge capanne di frasche. I nomi variano; da quelli dei primi bagni anni settanta, semplici e familiari, a quelli più snob, esterofili, specializzati in aperitivi e musica dal vivo. Ma alla mattina sembrano tutti uguali.
Che libertà.
Si paga per entrare mezza giornata o intera, o solo lettino o solo piscina, o solo consumazione o solo cabina. Comunque si paga. Certo c'è sempre la libertà di scegliere la spiaggia libera, ben dieci metri quadri in cui si accalcano tutti quelli che (sono sempre di più) faticano a ritagliare dallo stipendio il costo giornaliero della spiaggia attrezzata.
La libertà della spiaggia libera implica possedere un forte senso di tolleranza e voglia di socializzare. Noi siamo fortunati e scegliamo uno dei bagni. Possiamo addirittura scegliere l'ombrellone, nella posizione che preferiamo, tra tutti quelli non prenotati.
Eccoci pronti ad assaporare la libertà.
Stiamo racchiusi tra graziosi muretti adorni di piante e uno spazio a disposizione che permette di rilassarsi pur potendo gradire i discorsi dei vicini e variegati fumi passivi. A volte, nella stessa struttura, ci si può spingere a passeggiare in quei graziosi giardinetti di prato inglese che movimentano un po' la flora autoctona del litorale, così banale, di pini marittimi e piante grasse.
Gli stabilimenti più grandi hanno anche spesso la piscina, d'acqua dolce clorata, così da poter evitare di camminare sulla sabbia (spesso troppo calda) e di sentire quel lieve tirare sulla pelle causato dal sale marino, che si accontenta del solito color bianco ghiaccio senza neanche aspirare al rosa lieve del sale del Nepal.
Il mare sa cos'è la libertà.
Il mio lettino è difettoso, ma dopo averlo scambiato con una comoda sdraio posso finalmente rilassarmi con il mio libro, spostandola, semplicemente, all'inseguimento dell'ombra.
Naturalmente ci vuole l'occhio allenato per scegliere l'ombrellone giusto e sperare che quelli vicini non si riempiano di famiglie numerose. Niente contro i bambini, per carità, li adoro, sono maestra, è solo che i bambini sono sempre accompagnati da indaffarati parenti che sembra che non vedano l'ora di perderli in giro.
Insomma, questa ricerca di libertà, dentro i recinti, e di solitudine, è comune alle folle, che si organizzano, numerose, per trovarla, tutte insieme.

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