Quest'anno, un evento speciale ha dato il via alle vacanze estive; un bel matrimonio a sorpresa, deciso all'ultimo minuto dagli sposini che hanno già una figliola di 24 anni. Così, si prende appuntamento dal barbiere e dalla parrucchiera a Gavinana, e si parte per Firenze, il luogo è favoloso, la stanza rossa di Palazzo Vecchio, gli sposi sono smaniosi e i parenti tutti contenti (perché resistere alle rime scalpitanti?).
Eravamo tutti bellissimi, e ci siamo emozionati con il video preparato dalla figlia degli sposi, ma naturalmente lo sposo ha pianto più di tutti.
Tenerife
Dopo due giorni abbiamo preso l'aereo, il primo aereo dopo quasi due anni di blocco pandemico, ed è stato molto emozionante anche se il viaggio è stato lungo. Non so quanto esattamente, perché non ho ben capito come si conta il tempo quando c'è di mezzo il fuso orario. Insomma, 4 o 5 ore in aereo a leggere, fare sudoku e cercare di indovinare cosa stessimo sorvolando guardando fuori dal finestrino e la mappa scaricata sul Tablet. Arrivati a Tenerife e ritirata la macchina a noleggio, siamo giunti a Puerto de Santiago in un lampo, c'è voluto più tempo per trovare parcheggio, come in tutti i luoghi di mare che si rispettino.
Dopo una breve doccia siamo andati subito a mangiare al ristorante di mio fratello, è stato il primo incontro tra lui e mio marito, ho raccontato di lui in questo articolo:
https://apprendistadiemozioni.blogspot.com/2021/08/fratello-piccolo.html
Mio marito ha portato il computer per lavorare qualche ora, che io ho trascorso in spiaggia facendo pace con l'oceano. La volta precedente, in cui sono stata qui, ero stata troppo impegnata a controllare che mio figlio non affogasse o che non venisse portato via dall'onda, questa volta, mi sono goduta ogni minuto, ogni tuffo, ogni bracciata, sopra e sott'acqua. L'oceano è freddo, poco salato, sempre mosso, e si modifica repentinamente per altezza, con le maree improvvise. In acqua c'ero io e pochi altri turisti, i bambini quasi tutti in riva a giocare a resistere con la risacca. La cosa più divertente è stata mettersi nel punto d'incontro di due onde provenienti da direzioni opposte, provare l'effetto "regina del magma" subito prima di precipitare in un turbinio di bolle, ridendo e sputando acqua di mare. Pazienza per qualche sassata sulle caviglie, o sulle ginocchia, a seconda del grado di affondamento nella sabbia mai frenata.
Il gusto, lo sguardo e l'ascolto
Gaia, la figlia grande di Moreno, che si trovava alle Canarie già da gennaio per lavorare, ci ha raggiunti con la "uaua" (l'autobus) e siamo andati a casa di Paolo. Dopo aver mangiato frittata con i fiori di zucca, e bevuto liquore alle erbe e alla genziana (buonissimi!), tutto fatto da Paolo con le sue uova, la sua verdura e le sue ricette, siamo andati a visitare il Drago millenario. Si tratta di un albero molto antico attorno al quale hanno realizzato un parco botanico vario e rigoglioso, in cui si trova una grotta in cui hanno ricreato scene di vita quotidiana ai tempi dei primitivi abitanti dell'isola; i guanci.
Al centro della grotta si trova un bacino naturale d'acqua all'interno del quale abbiamo notato numerose monete provenienti da chissà quanti paesi diversi, e Gaia ha espresso la curiosità di capirne il motivo, allora ci siamo seduti in una panchina in un punto panoramico del parco, e mio marito le ha risposto con una canzone.
Una leggenda narra che si può "costringere" il destino a permettere a chiunque di fare ritorno in un posto molto amato, semplicemente buttando una moneta in una fonte del luogo. Su quella panchina, a migliaia di km da casa, abbiamo ascoltato "Arrivederci Roma", godendo della vista di quegli alberi tanto diversi da quelli a cui siamo abituati e dalla brezza leggerissima che li muoveva.
Insetti, uccellini variopinti e "lagarti" con la schiena blu, si muovevano tranquilli intorno a noi, contribuendo a rafforzare quell'intenso momento di pace.
Poi abbiamo cercato un "guacinche", una specie di osteria molto rustica, di cui aveva sentito parlare la Gaia, per mangiare qualcosa di tipico e il navigatore ci ha guidati su per delle stradine curve e non asfaltate, verso l'interno dell'isola. Il posto si trova al di sopra di La Orotava, che vedevamo dalle finestre senza vetri, e abbiamo potuto assaggiare la carne assada con le salse tipiche (mojo) e le patate con la buccia (papas arrugadas).
Proseguendo il nostro giro, ci siamo recati in visita alla bellissima città di La Laguna, che sembra più vissuta e meno turistica di quelle sulla costa; tutte hotel e case vacanza.
Abbiamo visto i negozi aperti, case private riccamente decorate come per una festa, come si fa in Sardegna, monasteri e piazze e locali di ritrovo.
Verso sera abbiamo lasciato Gaia a Radazul e siamo tornati a "casa", noi viaggiamo spesso, quindi ogni nostro rifugio, ogni luogo che visitiamo e che riempiamo con i nostri bivacchi, diventa "casa".
Intanto si stavano svolgendo gli europei di calcio, così, in macchina abbiamo ascoltato la radiocronaca della partita, naturalmente in spagnolo, cosa che non facciamo mai in Italia perché non siamo granché tifosi. Ogni tanto c'era la pubblicità e le previsioni del tempo che in Spagna iniziano sempre con: "speriamo che rinfreschi ma".
Il lunedì è il giorno libero di mio fratello che ci ha invitati a pranzo, ed è venuta anche Gaia. Paolo ci ha preparato tagli speciali di carne arrosto tra cui un impasto fatto con il sangue, una meravigliosa insalata mista con le verdure coloratissime che si trovano qui, e i suoi liquori fatti in casa.
Paolo voleva mostrarci quanto fossero obbedienti le sue galline e le ha liberate in giardino, suo figlio Francesco (meraviglioso) ci ha mostrato come acchiapparle. Paolo ha insistito per farmene prendere una in braccio e io l'ho passata subito a Moreno. Lui ha questa grande capacità di trasformare qualsiasi animale in gatto affettuoso, quindi ha iniziato a coccolarla e la gallina credo che a un certo punto abbia anche fatto: purr. Insomma, eravamo piuttosto allegri.
Il Teide
Una gita da fare assolutamente è la salita al Teide, ovvero il vulcano di più di 3.000 metri che ha dato origine all'isola. Io ricordavo il giro del mio viaggio precedente, il vento freddo che tirava e il paesaggio lunare dovuto alle nuvole che riempivano la strada impedendo qualsiasi visuale e rendendo tutto grigio (in effetti era dicembre). Così siamo partiti attrezzati di felpe e giubbotti e siamo saliti in quota, le salite qui sono ripide ed efficaci, in pochi metri lineari si sale di altitudine, i paesini sono terrazzati su infiniti livelli.
L'interno dell'isola è poco abitato, e lo scenario ci ha ricordato subito i vecchi film western con le valli spoglie e desolate e picchi che si ergono improvvisi. La terra nera o marrone o rossa, a seconda dell'epoca di eruzione, ha aggiunto un ché di selvaggio e primitivo allo sguardo.
Comunque c'era caldissimo, il cappello è sempre indispensabile, e abbiamo potuto osservare l'incredibile varietà di piante e insetti che popolano questa terra così, a prima vista, inospitale. Il silenzio riempiva l'aria, anche i turisti parlavano a bassa voce, per non disturbare il gigante dormiente.
Purtroppo il rifugio era chiuso causa covid, e non c'era neanche un camioncino di panini o altri ristori, e all'imbocco della funivia, il bar ha chiuso prestissimo.
Ma questa esplorazione è stata davvero meravigliosa ed emozionante, credo anche di ispirazione per mio marito sceneggiatore.
Le spiagge
La sabbia è nera, tutto quello che non lo è, è artificiale, detto questo, abbiamo fatto dei bagni favolosi anche nella parte prettamente turistica di Los Cristianos.
La spiaggia preferita di Moreno (che nome spagnoleggiante) è stata la Playa del camisón, una spiaggia con sabbia chiara, stabilimenti e barriere anticavalloni, insomma, perfetta per turisti che cercano il relax. La mia preferita invece è la Playa del Duque, un bello spiaggione con ampia zona libera e un meraviglioso promontorio da cui tuffarsi, e l'acqua più limpida che abbia trovato in Tenerife.
I pesci coloratissimi erano ovunque, fino alla riva, su ogni roccia grandi granchi rossi, gabbiani e colombi dappertutto.
La vegetazione è rigogliosa e colorata ovunque, e lo sguardo si riempie di luce e di colore in ogni direzione si punti, è una terra accogliente e magnifica.
L'ultima alba sull'isola disvela dolcemente la cima del vulcano, dalla sciarpa di nuvole che l'ha protetto tutta la notte.
Adios Los gigantes, alla prossima!
Rimini
Il fine settimana successivo siamo diretti a Rimini. Quattro ore di autostrada che mi fanno rimpiangere di non aver preso il treno (mai, mai più sbagliare così). L'albergo è magnifico e dopo una rapida doccia propongo a Moreno di fare subito un giro alla fiera dei fumetti, la prima dopo quasi due anni di pandemia. In giro è pieno di gente come al solito, e avvicinandoci ai padiglioni, iniziano a spuntare i primi cosplayer, individui mitologici in grado di trasformarsi e viaggiare ovunque con delle attrezzature che di solito si vedono solo nei cartoni animati.
Il mio preferito è il sosia di Jack Sparrow, che ha trasformato un monopattino elettrico in ponte di vedetta della nave, e si muove sinuoso come nella scena del suo primo film. Geniale.
Il giorno dopo arrivano gli ospiti presenti alle conferenze e abbiamo il piacere di mangiare insieme, non posso esimermi dal mettere la foto in cui mi trovo a pranzo con marito, disegnatore e lettore, tre permalosi della vergine.
La prima fiera dopo tanto tempo mi sembra meravigliosa anche se a tratti piove, e partecipo con Moreno a tutti gli appuntamenti in cui è coinvolto, tra cui la presentazione dei sui nuovi libri: L'anatomista eretico e Mi ritiro per delirare.
Riusciamo a vedere anche il concerto di Vince Tempera, caustico e commovente, e a socializzare con editori e artisti vari nel pranzo di gala nel borgo storico del centro (San Giuliano).
Montereggio (Pontremoli)
Il sabato successivo ci dirigiamo in montagna, dopo la Cisa continuiamo a salire per vie strette e panoramiche tra boschi e dirupi. Troviamo un paesino stupendo con un gruppo di organizzatori (in pratica tutti gli abitanti) molto coeso e competente che ha organizzato una piccola fiera a cui non manca nulla, l'arte, gli artisti, i lettori, il mercatino dei fumetti, dei libri e dei prodotti artigianali del luogo. Incontriamo Marco Ciardi e sua moglie che, essendo del posto, ci racconta un pò la storia e la geografia del paesino.
Montereggio ha come "sottotitolo"; il paese dei librai, perché anticamente da questo paesino, partivano intere famiglie di mercanti con una gerla piena di libri e di farina di castagne per tutto il nord e centro Italia. Queste persone, analfabete, riconoscevano i libri dalla copertina, e alcune riuscirono a far fortuna e ad aprire delle librerie che esistono tuttora, sia nei dintorni che in Veneto e Piemonte.
Ogni via e piazza di Montereggio è dedicata agli editori italiani e in questa giornata è stata dedicata una piazza alla grande Tea Bonelli, che subito dopo la guerra, è riuscita a promuovere la casa editrice che ora è la fra le più grandi in Italia e nel mondo.
Le conferenze e l'intitolazione sono state interessanti e commoventi, inoltre un artista del luogo ha realizzato due panchine con l'effigie di Zagor e Tex, due tra i personaggi più amati.
Inoltre abbiamo mangiato i famosi e buonissimi testaroli Pontremolesi. Lasciando il paese, abbiamo percorso la Cisa normale per andare a fare un tuffo in mare a Marinella di Sarzana, perché ero in crisi di astinenza, dopo due settimane senza (rimare per amore). Come mare; direi pazienza.
Ostuni
L'ultimo fine settimana di luglio ci aspetta un altro aereo, questa volta si va a Brindisi! L'aereo viola e bianco sembra quello della Barbie, in realtà è una "sottomarca" Svizzera, infatti ci farà atterrare con 5 minuti di ritardo. Gli steward giovani e carini, sono vestiti proprio come le poltrone e le hostess sono appena più riconoscibili, per via dei capelli lunghi.
Sull'aereo troviamo l'aria condizionata al massimo e dei rivolini di fumo freddo si inseguono sui lati fuggendo verso la cappelliera. Troppo freddo anche per loro, evidentemente.
Dopo un'ora di clima polare artico siamo arrivati a Brindisi e per fortuna c'erano 40', così ci siamo potuti togliere felpe, giubbotto e foulard ed essere coerenti con il luogo.
Ad attenderci c'era l'individuo straordinario che ci ha invitati alla manifestazione; Ferdinando Sallustio. Si tratta di un super campione di quiz televisivi che ha imperversato per anni grazie ai suoi studi e alla sua memoria prodigiosa. Prima di andare a pranzo ci ha portati alla nostra sistemazione, per lasciare i bagagli, al centro di spiritualità Madonna della Nova. Abbiamo suonato il campanello un paio di volte ma non avendo risposta, Ferdinando ha telefonato al portiere che in quel momento era assente (...), e dopo un pò, ad aprirci è arrivato il monsignore in accappatoio, a cui abbiamo interrotto la doccia. È stato difficile mantenere un certo contegno mentre ci prendeva i documenti e potevamo osservare dietro di lui, una sua foto con l'abito delle occasioni. Insomma, anche questo giro si prospettava interessante!
Poi, finalmente siamo andati a mangiare le orecchiette con le cime di rapa e le cicorie con il purè di fave, dopo abbiamo preso i dolcetti tipici con le mandorle e un liquorino fatto con la "sapa", il mosto cotto. E dopo, giretto per "la città bianca" con Ferdinando e Maria.
Alla sera c'è stata la manifestazione dei fumetti all'interno del palazzo del comune, nella piazza principale, e ogni intervento era intervallato da domande sulla Divina commedia, aperte al pubblico e proposte (ovviamente) da Ferdinando, con premi gastronomici. Siccome la serata era organizzata dal Rotary club, prima di iniziare abbiamo ascoltato i tre inni (d'Italia, d'Europa e del Rotary) e il presidente, che è un uomo molto distinto di quasi 90 anni.
L'indomani Ferdinando ci ha organizzato una giornata incredibile. Prima di tutto, abbiamo assistito alla messa nella chiesa di un monastero fuori paese, con un parco grandissimo pieno di olivi, pini profumati e persino qualche timido fico d'india, disturbato dall'ombra del bosco. Il parco è terrazzato, si scendono i vari livelli con scalini di pietra, ci sono panchine e zone di sosta, silenzio e pace e profumi accentuati dal calore del sole.
Poi abbiamo fatto la seconda colazione con il famoso caffè di Ostuni, freddo, con il latte di mandorla, buonissimo!
Dopo, ci aspettavano per una visita a una masseria stupenda con alberi secolari e un'architettura da pueblo spagnolo. La strada attraversava diversi uliveti, e, una volta scesi, abbiamo seguito la guida da un albero all'altro, ci ha spiegato le diverse età e caratteristiche, e alcuni segreti della coltivazione. La distanza tra un albero e l'altro è ancora quella giustamente introdotta dai romani per dare modo a ognuno di essi di svilupparsi al meglio. Alcuni alberi sono millenari, e uno, pare che abbia 3 mila anni per via delle curvature che presenta il tronco, ho fatto la foto anche al suo interno perché è incredibile.
Dopo aver ammirato gli alberi, siamo andati a visitare l'antico frantoio che si trova sottoterra, dentro le mura della masseria. Il frantoio è stato utilizzato in diverse epoche, e sono riusciti a conservare le varie postazioni e modalità di lavoro. Abbiamo osservato il metodo dei romani, le camere di conservazione del prodotto, la zona dedicata agli animali da tiro e al riposo umano. Per lunghi periodi di tempo, infatti, i lavoratori stavano giù nella grotta, tra gli odori dei muli o dei buoi e la luce fioca delle lanterne a olio, lavorando a turno senza mai vedere il sole. L'olio per accendere il lume era proprio quello che preparavano loro e le olive gli venivano gettate da brevi scanalature nella roccia.
Il frantoio sotterraneo aveva il vantaggio di non essere individuabile e dava quindi, ai signori della masseria, maggiori possibilità di difesa. Per evitare spostamenti, avevano anche la cappella in cui si riceveva il prete che diceva messa.
Tornando in superficie, abbiamo visitato il frantoio "moderno", utilizzato fino al '900, e abbiamo provato a riconoscere gli oggetti di uso quotidiano conservati come in un museo, compresi auto e motoveicoli d' epoca.
Dopo, la guida ci ha offerto una degustazione di olii extravergine da olive diverse, facendoci notare gusto dolce, acidità e piccantezza.
Dopo questo meraviglioso aperitivo, siamo andati a mangiare in un posto bellissimo "la casa del mare", dove ho mangiato la pizza più buona della mia vita. Pizza Ostuné, con mozzarella di bufala, mortadella, pomodorini gialli e granella di pistacchi. Ora, non sbavate sul dispositivo da cui state leggendo.
Dopo questo pranzo sublime siamo schiantati a letto per due ore e poi il nostro Ferdinando è venuto a riprenderci e portarci al mare! È venuta con noi anche la sua mamma novantenne, una signora in gambissima (e due) che camminava spedita, parlava di tutto e dava ordini secchi al figliolo. E così ci siamo fatti un bel bagno anche nel Salento.
Per finire la giornata abbiamo girovagato per tutto il centro e poi abbiamo cenato in un ristorante di sola frutta, alle due siamo andati a letto perché la mattina dopo dovevamo partire presto, questo viaggio pareva fosse durato un mese per quante esperienze e meraviglie abbiamo vissuto.
Gavinana
Il primo fine settimana di agosto ci spostiamo in montagna, a Gavinana, nella nostra piccola e meravigliosa "casa di carta", chiamata così in onore della quantità di libri e fumetti che contiene.
Gavinana ci ospita con calore e brezza leggera, sarà la base da cui partire per escursioni giornaliere nei dintorni. Come obiettivo finale ci riserviamo di arrivare al lago Scaffaiolo partendo da Pratorsi, il dislivello è di circa 450, ma il tragitto lungo, quindi inizieremo ad allenarci con salite e giri brevi.
Tutto questo girovagare sarà intervallato da una conferenza sul poeta Geri, il processo storico a Girolamo Savonarola (ma senza rogo, che noia) e una presentazione del nuovo libro di Moreno, che così non avrà modo di annoiarsi.
Uno dei primi giorni, propongo a mio marito di accompagnare i suoi genitori in pellegrinaggio al santuario che desiderano visitare da tempo; Santa Gemma a Lucca. Io non ho più i miei genitori quindi dobbiamo viziare i suoi.
Il santuario merita davvero una visita, è ampio, arioso, essenziale, libero dai troppi orpelli presenti in molte chiese, vi si respira un senso di pace che invita all'introspezione. Dopo, entriamo nelle mura della città vecchia per visitare il duomo, che ospita il bellissimo sepolcro di Ilaria del Carretto, e prima di andare a pranzo, proponiamo ai nonni un aperitivo. Domenico si lascia convincere ad assaggiare lo spritz, e lo convince così tanto che ci chiede di scrivergli il nome su un foglio così lo ordinerà anche al mare.
Non è mai troppo tardi per un nuovo vizio.
Al ritorno passiamo da borgo a Mozzano e ci fermiamo ad ammirare il ponte della Maddalena, chiamato il ponte del diavolo, forse per dispetto. Dopo qualche insistenza, convinciamo i nonni a fare una foto "ricordo", dovremmo "ricordare" di svilupparla, per "ricordare" meglio questa giornata.
Signori, si sale.
La prima escursione impegnativa ci porta al rifugio Montanaro, un'ora di salita che mette a dura prova il nostro cuore e il nostro amor proprio, soprattutto perché alla fine il rifugio era chiuso e quindi il pensiero della polenta che ci avrebbe ristorato alla fine della fatica, è sfumato in un secondo. C'erano invece diverse persone che facevano il picnic con i panini, bambini e cani che giocavano felici e rumorosi, nel bosco. Quindi, dopo aver osservato il panorama per il tempo di riposarci, siamo tornati a casa a farci due spaghetti.
La seconda escursione, un po' più lunga, ci ha visti affrontare la stessa salita di un'ora ma con una deviazione verso il rifugio Portafranca, questa volta ci eravamo accertati che fosse aperto, e infatti abbiamo mangiato la polenta con lo spezzatino e i mirtilli freschi. La strada più lunga non ci ha spaventati minimamente, neanche quando abbiamo incontrato dei ragazzi con in braccio un boxer che non riusciva più a camminare. A vederli da lontano pareva che avessero catturato un cinghiale, e nella mia testa era già partito un film di avventura imperdibile.
Lungo il percorso, all'uscita dal bosco, ci siamo ritrovati sul sentiero aperto sul precipizio, da cui si godeva una vista spettacolare sulla valle della Lima e la lucchesia in lontananza.
Naturalmente, l'abisso va osservato da seduti.
Il panorama era spettacolare, l'aria leggera e l'umore al massimo. Come sempre, la fatica fisica riesce a sviluppare il pieno di endorfine, è una sorta di droga naturale, torniamo a casa felici e sicuri delle nostre capacità.
Vico Pancellorum
Un giorno decidiamo di ignorare il bosco e la natura e di dedicarci a un paese d'arte. Dopo il bivio per Lucchio (che dà inizio allo strano proverbio: Lucchio, Limano e Vico sono tre paesi che non valgono un fico) proseguiamo lungo il fiume Lima e risaliamo monte Erto. Vico è un delizioso paesino arroccato formato da vecchie case di pietra, viuzze da percorrere solo a piedi, per dimensioni e ripidità, e qualche nuova costruzione alla base del paese.
Il paese è sede di una mostra d'arte a cielo aperto, ogni vietta, piazza, muro, sono adornati da sculture, pitture materiche e installazioni artigianali che creano suggestioni evocative insieme al silenzio che pervade tutto il luogo. A Vico c'è anche una prigione molto antica, a giudicare dalle dimensioni ridotte di porte e finestre, e una chiesetta sconsacrata che ospita una mostra di pittura. Una signora tedesca ci invita a visitarla e a lasciare un commento nel quaderno apposito e poi ci accompagna in un'altra sede della mostra, una casa antica in cui possiamo ammirare sculture e creazioni davvero particolari e il panorama che si osserva dalle finestre su tre lati della stanza, meraviglioso.
La gita di oggi, fa parte dell'allenamento verso il nostro obiettivo, con tutte le salite e le viuzze che abbiamo girato. Il gruppo di individui più numeroso che abbiamo incontrato, è stata una famiglia di gatti, un cucciolo dei quali ha catturato un topino proprio per farci vedere la sua infallibile tecnica di caccia. Anche stavolta torniamo a casa soddisfatti.
Il lago Scaffaiolo
A parte una puntatina al mare, non indugiamo oltre e decidiamo di tentare l'impresa, per prima cosa mettiamo la sveglia, perché se dobbiamo soffrire, bisogna farlo bene. Prepariamo lo zaino con crackers e focaccine, acqua e frutta, e fazzoletti per asciugare sudore e lacrime (un po' di melodramma non guasta) e poi partiamo baldanzosi. A metà della salita, alla Maceglia, ci fermiamo a bere e io tolgo il primo strato, la camicia, anche i razzi spaziali lo fanno, quindi mi pare un buon auspicio. poi arriviamo al passo del nevaio (1600 mt) e scattiamo qualche foto, perché la mattina sui monti lo merita.
Mio marito sceglie il sentiero 00, che aggira il monte Gennaio sulla destra (chissà se ci sono anche gli altri mesi, qui intorno), ci accompagna un vento forte per tutto il tragitto fino alla fonte dell'uccelliera. Questa fontanina è in una nicchia, ci sono delle targhe commemorative e l'acqua è freschissima e buonissima, Moreno é toscano e la definisce giustamente marmata.
Riempiamo le borracce e ripartiamo, il sentiero segue il pendio permettendo un passo alla volta, e procediamo spediti fino a trovare una frana che mi ricorda che io sono un lupo di mare non una capra di montagna e comincio a ripassare mentalmente tutte le preghiere del catechismo, poi con un piccolo incoraggiamento da parte di mio marito, riesco a superarla anche io. Oltre alle preghiere di non trovare altre frane, inizio a immaginare altri posti che forse sarebbe meglio frequentare, rispetto a crinali e sentieri sul bordo dei burroni. Per consolarmi mangio tutti i mirtilli più vicini e succosi fino ad avere le dita blu. Comunque, abbiamo quasi aggirato il monte quando incontriamo un ciclista, magro e fisicato come il suo sport conviene, che ci chiede all'incirca dove siamo, lui è partito da Fanano alla mattina presto in direzione di un posto imprecisato vicino all'Orsigna. Io, mentalmente decido di guardare il telegiornale, il giorno dopo, per sentire quanti ciclisti siano morti per via della frana sul sentiero.
Arriviamo infine sul crinale del Cancellino, c'è più di metro da entrambe le parti e il mio respiro ritorna normale. Per salire al passo dello strofinatoio, io e mio marito ci separiamo, lui segue un gruppo nel sentiero in alto, io vado da sola nel sentiero più esterno, Siamo lontani anche visivamente per via della nuvola che ricopre la cima e mio marito ogni tanto mi chiama e cerca di convincermi a raggiungerlo. Poi i due sentieri si riuniscono, e anche noi e decidiamo di sostare per una breve merenda su un masso che sembra un divano (ormai subentrano le allucinazioni), la focaccia è buonissima e la vista straordinaria.
Poi affrontiamo il famoso "strofinatoio", così detto per le posizioni che bisogna assumere per scalarlo (ovvero strofinarsi con la pancia per terra), siamo gli unici ad affrontarlo, l'altro gruppo ha cambiato direzione (chissà perché). Questo passo è davvero ripido, ma niente in confronto all'inizio del sentiero 00, secondo me, ma la difficoltà maggiore è che lo affrontiamo dopo due ore di fatica della camminata nelle gambe, comunque arriviamo su. In cima sembra di essere sul lungomare di Viareggio per via di tutta la gente che c'è, e il mistero di dove arrivi, è presto svelato; sulla destra c'è la funivia del Corno alle scale che scarica su, continuamente, escursionisti comodi o forse furbi.
La vista quassù è davvero spettacolare, si vede una parte del Corno alle scale, la valle bolognese, il lago Scaffaiolo, la lucchesia e il Terminaccia che abbiamo scalato. Ci scattiamo foto e selfie per festeggiare il traguardo, al lago manca soltanto quasi un'ora di cammino, ma si vede, quindi è come se fossimo già là. Si vede bene anche il Cupolino, che abbiamo scalato un'altra volta e che oggi snobberò assolutamente, perché la fatica nelle gambe comincia a farsi sentire, santi bastoncini!
Sul crinale verso il lago tira un vento fortissimo e continuo e ci rivestiamo e ci incamminiamo in fila con gli altri turisti, che smettiamo di salutare da tanti che sono, poi, finalmente arriviamo all'agognato traguardo.
Abbiamo scalato e camminato per un totale di 3 ore e mezzo e ci piacerebbe mangiare al rifugio ma c'è troppa gente e pare che sia perfino finito il caffè. Ci buttiamo sull'erba intorno al lago come le altre mille persone, e altrettante ne arrivano dalla funivia e dalla Doganaccia e cerchiamo di recuperare le forze, finendo le focaccine e la frutta. Dopo, ripartiamo, senza caffè ma con la certezza di trovare altri mirtilli e forse, lamponi.
Il ritorno è più spedito, ogni passo è di riavvicinamento a casa, ogni salita è un breve intoppo, ogni discesa un falso espediente, le ginocchia cominciano ad accusare la stanchezza. Dopo lo strofinatoio convinco mio marito a percorrere il mio sentiero esterno, e poi per non riprendere la frana, questa volta scegliamo il 20. A destra del passo del cancellino troviamo l'imbocco e i primi lamponi, e un albero solitario, nato e cresciuto cinquanta metri più su, rispetto a tutti gli altri, eroe solitario e un po' supponente. Il sentiero 20 è bellissimo, dolce anche se lungo, discende tra i prati, oltrepassa calanchi e canali, faccio scorpacciate di lamponi, e nel coglierli, addirittura cado, mettendo un piede in fallo, questi sentierini sono troppo stretti per la mia golosità.
Anche qui la vista è mozzafiato, il verde degrada in diverse tonalità, lo strofinatoio ci accompagna a vista per un bel po', poi scompare dietro il versante, siamo in direzione della Lima, e quindi del mare. Risaliamo verso il passo del nevaio, incontrando non più di 4 persone, e rientriamo nel bosco. Ricomincia la discesa a valle per la terza volta quest'estate, la più soddisfacente e faticosa. Torniamo a casa stramorti e felici, e al bar di Gavinana ci meritiamo una birra e una focaccina col prosciutto.
Questo racconto finisce qui, scriverlo mi ha fatto rivivere ogni emozione e ogni avventura, che spero di ricordare per sempre.

lo


































































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