In questo articolo racconto il mio viaggio di lavoro a Bruxelles, anzi, la parte che esula dal lavoro, poiché gli scambi pedagogici avranno la loro meritata documentazione. Pochi giorni prima della partenza ci comunicano che il viaggio non è ancora stato organizzato e quindi dovrò trovare il volo e la sistemazione con la persona che verrà con me. Inizierei a raccontare proprio da questo punto che è il più divertente; essendo una maestra di scuole dell'infanzia, immagino di partire con una collega donna, invece, colpo di scena, mi è stato assegnato l'unico collega maschio presente nei servizi. Non ci conosciamo neanche, però questo svantaggio lo perdiamo subito accordandoci per fare il biglietto e prenotare l'albergo insieme. Naturalmente mio marito comincia a mugugnare bonariamente, e a fare battute sulla rarità dei miei viaggi di lavoro e dei miei colleghi uomini. Dato il poco preavviso non riusciremo a prendere l'aereo da Bologna (come le altre colleghe emiliane) e neanche il stesso loro albergo perché già pieno. Anche questo lo faccio presente a mio marito che continua a scherzarci su. Alla fine, io e il mio collega Simone riusciamo a spendere quasi tutto il budget previsto per il viaggio, soltanto tra volo e sistemazione e iniziamo a preoccuparci per i pasti. Ma come scopriremo poi, il difficile non sarà risparmiare sul cibo ma trovare il tempo per fermarsi al ristorante. Io raggiungo mio marito a Milano per il fine settimana e partirò da lì con la metropolitana, per la rendicontazione dovremo conservare tutti i biglietti dei mezzi pubblici, ne riempiremo una busta!
domenica 26 novembre 2023
Missione Bruxelles
Con Simone ci incontriamo e finalmente conosciamo di persona, davanti alla navetta per Linate, in stazione centrale e lasciamo una Milano bollente. In aeroporto non troviamo nessuno, mai visti i controlli così deserti e poco solerti, mangio il mio panino gigante e ci imbarchiamo. I nostri posti sono distanti, perché richiederli vicini avrebbe significato altre spese che non volevamo accollare al datore di lavoro (e soprattutto, togliere ai nostri pasti).
Dopo appena sei sudoku e tanti minuti con il naso attaccato al finestrino, iniziamo la discesa, la pianura tra la Germania e il Belgio è piena di pale eoliche in funzione e questo mi rassicura rispetto al futuro climatico. Sorvolando Bruxelles si capisce che la città è enorme e ci sono delle zone molto moderne, poi un edificio incredibilmente maestoso rispetto ai quartieri vicini, attira la mia attenzione.
Ci sono dei tetti verdi che spero di riuscire a vedere da vicino, nei prossimi giorni.
Eccoci sbarcati e riuniti all'aeroporto Zaventen, unici due con ancora indosso la mascherina.
Da qui comincia un'avventura incredibile, Simone al contrario di me, è già stato in città e parla il francese così ci viene facile trovare il treno per andare in centro. Le indicazioni sono scritte in francese e fiammingo, ma cercando bene c'è anche un po' di inglese. Sul treno mi fa molto ridere la scritta che indica la destinazione, "no bestemming", che sembra più un'esortazione morale. Dai finestrini notiamo i soliti muri degradati comuni a tutte le stazioni, e alcune casette carinissime con i tetti a punta oppure a gradoni, entro subito in modalità "bambina sorpresa al luna Park", ma Simone è abituato e non ci fa caso.
Il fatto di essere colleghi e avere la stessa formazione aiuta molto nella comunicazione.
Scendiamo alla stazione Nord, grande e degradata come in tante altre città, che è la più vicina al nostro albergo, in un quartiere che più tardi scopriremo, alquanto equivoco.
Forse per inserirsi meglio nel quartiere, l'albergo è arredato in stile boudoir misto casa degli orrori del luna Park. Comunque riusciamo a fare il check in (dopo un gruppo di turisti appena sceso da un pullman a due piani, a giudicare dal numero) e partiamo in esplorazione della città.
Che è davvero bellissima e grandissima.
Dopo due ore di camminate per il centro, cerchiamo di contattare le nostre colleghe romagnole che sono arrivate in orari e aeroporti diversi, e intanto ci sediamo per la prima delle birre quotidiane, che prendiamo in una piazza molto affollata e infatti si fa aspettare un bel po', ma quando arriva, si fa sentire bene (8°).
Così l'incontro con le colleghe avviene con un Simone inappuntabile e una Valentina brilla e ridanciana. Scopriamo subito che una di loro ha studiato qui per qualche mese quindi, a parte capire e parlare benissimo, conosce anche tanti posticini carini per andare a mangiare. Cosa che facciamo subito perché ormai è quasi buio, troveremo un posto dove si mangia un piatto tipico del luogo: mussels & frites, ovvero cozze e patatine, (queste ultime si riveleranno poi incredibilmente insipide). Qualcuna ha poi l'ardire di prendere il dolce; circa mezzo kilo di cialda burro e zucchero ricoperta di sciroppo al cioccolato, che al solo vederla fa alzare i livelli di colesterolo. Con una certa allegria dovuta all'adrenalina del viaggio e forse alle birre, ci salutiamo pronti ad affrontare la prima giornata di lavoro. Sul far del ritorno scopriamo lo stile della maggior parte dei negozi vicino all'hotel, per niente equivoci, del tutto espliciti. Il mio sguardo viene catturato da una piccola torre Eiffel con una curiosa punta tondeggiante, poi osservando gli oggetti fantasiosi vicino, capisco che si tratta di un sexy shop. Questo viaggio si rivela sempre più sorprendente.
Nella grand place, trionfo del gotico laico, mi lascio sorprendere invece dal negozio dedicato a Matisse e ovviamente entriamo per osservarne con interesse ogni prodotto e accorgimento a tema che lo arreda. Non acquistiamo niente, con l'idea di tornare se al museo non troveremo abbastanza oggetti o riproduzioni.
Fuori da un teatro c'è la statua di un personaggio letterario alquanto generoso.
Bruxelles è una città molto colorata e fumettosa, dovrei tornarci con mio marito che lavora nel campo. I giorni successivi riusciamo a ritagliarci diversi momenti per esplorare la città, sia in gruppo che in due o tre per volta, mischiandoci per obiettivi. Alla fine della giornata ci ritroviamo sempre tutti, a raccontarci le impressioni sulle strutture visitate e sulla città, davanti ai diversi boccali di birra. In effetti questa bevanda, che si rivela più economica dell'acqua, è servita ovunque in svariate gradazioni e produzioni, ce n'è per tutti i gusti e palati e gradi di cottura e filtratura. Io scopro la Blanche, per chiacchierare in compagnia e le altre, più particolari, le provo ai pasti, in modo da mantenere una certa capacità di giudizio e di movimento.
In metropolitana troviamo questo baretto che ha un nome carinissimo (e perfetto per me se mai volessi cambiare mestiere).
A Bruxelles c'è questa procedura incredibile che per ristrutturare gli edifici storici del centro, buttano giù il palazzo conservandone la facciata, e riuscendo così a mantenere lo stile archittettonico anche in costruzioni di concezione moderna. In Italia sarebbe utilissimo questo metodo di recupero del patrimonio edilizio, speriamo di arrivarci prima di perdere strutture importanti.
Le statue interattive sono le mie preferite, ma non so se l'artista apprezzerebbe.
Il centro storico é un gioiellino gotico e art nouveau e invita a scoprirlo muovendosi a piedi, anche se, come numerose città italiane, risulta invaso dai monopattini e gentilmente attraversato dalle numerose biciclette. Nonostante sia una fredda (non in questo maggio rovente) città del nord, c'è una particolare cura del verde pubblico e dell'utilizzo di fiori e piante per risultare accogliente ai numerosi turisti.
Nel quartiere africano (ce n'è anche uno arabo) troviamo una riproduzione del quadro di Peter Bruegel il vecchio (giochi d'infanzia), a decorare un muro scrostato e decadente. Al centro dello stesso muro, ancora più grande, una realizzazione della stessa scena di vita quotidiana, con protagonisti moderni e multietnici come gli abitanti della odierna Bruxelles.
L'idea è fantastica e l'effetto formativo e promotore di un pensiero culturale aperto e inclusivo.
I potenti mezzi della tecnologia invasiva e uniformante non possono competere con il piacere di scoprire dove siamo sulla cartina, il guaio è che spesso la nostra destinazione è più esterna del distretto cittadino.
Dopo lunghe camminate per raggiungere le strutture e accompagnare le classi dei bambini in gita, solo io e la mia collega Cristina abbiamo ancora il coraggio di andare alla ricerca della basilica, notata scendendo da un bus, dalle parti della fabbrica di cioccolato Godiva. Si tratta solo di camminare qualche altro chilometro, verso nord. Lasciamo tutti i colleghi davanti alla consueta birra, che ci guardano partire con un misto di ammirazione per la nostra energia e di commiserazione per come torneremo indietro. Questa meravigliosa struttura è proprio quella che avevo intravisto dall'aereo, si chiama Panteonlan e la troviamo chiusa, perché qui gli orari di visita sono ridotti rispetto alle nostre abitudini di popolo latino. Cristina è una camminatrice entusiasta più di me e intanto ci raccontiamo vite e imprese, scoprendo numerose attitudini in comune a parte la passione per il nostro lavoro.
Le dimensioni non contano però in questo caso impressionano a dovere, noi piccoli umani con l'ardire di rivolgerci sempre verso il cielo, sempre più su, come se elevandoci in altezza potessimo elevare anche il nostro animo. Scopriamo poi che è anche la chiesa più larga del mondo e la più grande costruzione art Deco, iniziata a costruire nel 1905 per ordine del re Leopoldo II e inaugurata soltanto nel 1970.
Finalmente dopo le dieci di sera fa buio, perché queste giornate lunghissime ispirano all'esplorazione senza tregua (dopo il lavoro) ed entriamo nella modalità cena-chiacchiere-relax e ricerca di posticini per mangiare piatti tipici e birre tipiche. La notte trasforma il centro in un presepe romantico e chiassoso, ogni locale mette fuori dei tavolini e la musica, fin sull'orlo del marciapiede.
Questo bar ristorantino tipico, era il posto preferito dal pittore Magritte, che veniva qui a incontrare gli amici e mangiare con la moglie e osservare varia umanità forse lasciandosi ispirare per ideare le sue opere surreali. Sembra un piccolo, delizioso museo, ai muri si trova di tutto e ci vorrebbe tanto tempo per studiare ogni disegno, dipinto, autografo e oggetto di chissà quanti personaggi più o meno geniali. Il cibo è buono ed economico, i gestori parlano fiammingo ma si sforzano di capire il nostro francese, e accettano solo contanti, sembra proprio un luogo dei tempi passati.
C'è anche un piccolo, delizioso, giardino interno con pochi tavolini e una concessione all'arte moderna, murale, come si trova spesso in giro per la città. Forse rappresenta la famiglia del gestore che si occupa di impreziosire l'ambiente con quadri e scritte.
Una tappa che non può mancare nella nostra esperienza belga è il museo Magritte, oltre a essere il mio pittore preferito, affascina tutto il gruppo e decidiamo di dedicargli la pausa pranzo del giovedì. Lo raggiungiamo con un bus in una giornata nuvolosa, è bellissimo e affascinante anche all'esterno, la coordinatrice delle colleghe di Imola ci invia per mail, un documento che ci permette di entrare gratis, siamo maestre/i in missione!
L'esterno del museo ci regala un vero spettacolo surreale, il cielo in lontananza è sempre più nero, gonfio di temporale, il cielo sopra di noi è più chiaro e illuminato, come un quadro del genio belga, che inizio a pensare, che alcune sue visioni, probabilmente le abbia vissute realmente.
Il museo è pieno di visitatori che si dividono agevolmente sui tre piani e poi si attardano tutti nel negozio al piano terra dove anche noi ci siamo ripromessi di fare affari.
Mi lascio incantare dalle atmosfere di Magritte, certa che tanta bellezza evocativa riuscirà ad affascinare ancora tante persone, in futuro. Intanto che ci troviamo al museo, fuori si scatena un temporale fortissimo che, con gli effetti sonori, rende ancora più magica la nostra visita.
Fuori dalla finestra infuria il maltempo ma dentro ci sono tutti i tipi di clima e le ore del giorno che si potrebbero desiderare, e si può scegliere di fermarsi a lungo davanti alla visione che più si rispecchia.
Quando usciamo, smette di piovere e prima di risalire sul bus, ammiriamo in lontananza, il palazzo di giustizia, impressionante come il Panteonlan, per dimensioni. Evidentemente con il chiaro intento costruttivo di incutere timore e reverenza.
Il cielo è magrittiano anche nel quartiere europeo, riempie lo sguardo e si riflette sui palazzi di vetro, moltiplicandosi all'infinito.
La gioia di visitare questo quartiere è indescrivibile, siamo in un luogo cruciale in cui vengono prese decisioni che coinvolgono milioni di persone, molto diverse tra loro, e sono orgogliosa di farne parte.
Davanti all' ufficio della selezione del personale mi viene la tentazione di lasciare il mio curriculum.
Questo viaggio è un incontro, e ogni incontro ci mette davanti a noi stessi, per questo, al ritorno ci sentiamo più grandi e più ricchi.
L'ultimo giorno ci dividiamo, ognuno sceglie la destinazione da visitare nella mattina libera prima del l'imbarco, qualcuna va a fare shopping, qualcuna si alza presto, qualcuno vuole sentirsi libero da qualsiasi vincolo e abbiamo tutti ragione.
Io scelgo il museo del fumetto, dopo un salto veloce all'Atomium, che trovo chiuso, sarà meta di un prossimo giro. L'importanza dei fumetti nella cultura belga si respira nei muri colorati di tutta la città, nelle installazioni sparse per il centro e in questo splendido edificio art nouveau progettato da Victor Horta agli inizi del secolo. Il museo è su tre piani, e ospita una brasserie che propone piatti tipici e una splendida libreria fumetteria. La visita diventa un viaggio nell'infanzia grazie a personaggi come i puffi e Lucky Luke, presenti sia nelle tavole originali che come statuette e ricostruzioni di scenari. Ci sono anche alcune scolaresche con i loro insegnanti, indice della rilevanza che ha per i belgi, questo linguaggio.
Mi fermo al negozio a scegliere qualcosa da portare a mio marito, e poi riparto in cerca di Simone per riprendere il viaggio. Ritroviamo anche Cristina, e saluteremo le altre in aeroporto. Il tempo incerto ci ha dato la possibilità di camminare in centro, e quando recuperiamo i bagagli in albergo inizia a piovere sempre più forte. In stazione scoppia un temporale che ci accompagna per tutto il viaggio in treno fino a Zaventen, dando un senso alla malinconia della partenza. Tornerò Bruxelles, con grande piacere.
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