martedì 2 giugno 2026

Un ponte sulla Moldava



Sulla Moldava in realtà ci sono numerosi ponti, tanti solo nella città che andiamo a visitare questa volta.
Ma io faccio riferimento al ponte vacanziero del 2 giugno, per la festa della Repubblica.
Venerdì esco presto dal lavoro e appena a casa mi preparo la valigia, che mentalmente avevo già fatto. Tra l'altro devo solo scegliere i vestiti, il resto: ciabatte, pigiama, prodotti per la cura e l'igiene; è sempre in valigia.
Parto sempre con l'idea che quello che ho dimenticato lo comprerò all'arrivo, e comunque per qualche giorno si può fare a meno di quasi tutto.
Con la macchina ci rechiamo a Bergamo in anticipo, abbastanza da poter fare un giro al centro commerciale di fronte all'aeroporto, con un hotel adiacente dove pernotteremo perché il volo è all'alba.
Questo centro è carino, non tanto frequentato e ci sono tantissimi negozi specializzati in un solo cibo: ciambelleria, gelateria, primi piatti, ecc. Ci viene subito voglia di cenare ma prima ci facciamo tentare dalla libreria e in due ne usciamo con sei libri. Lasciamo la macchina al parcheggio prenotato e una navetta ci porta subito in aeroporto. Da qui parte un sentiero pedonale, non segnalato se non dalla fila di persone che lo percorrono, che supera l'autostrada con un sottopassaggio ampio e sicuro.
In tutto sarà un km ma il caldo e le valigie (forse anche lo spritz al Campari) lo fanno sembrare più lungo.
Arriviamo in hotel pronti per la doccia e poi io mi addormento subito mettendo la sveglia alle 4.00.
Alle 4.20 siamo già nella hall in attesa della navetta che ci porterà all'aeroporto, noi e altre tre persone.
Dopo quindici minuti e altrettante rotatorie arriviamo e troviamo una folla incredibile per quell'ora, a Bergamo evidentemente sono produttivi già all'alba. Quando scendiamo in pista conto gli aerei in fila per la partenza, e solo io e un altro ragazzino ci divertiamo a fotografarli e seguirne la traiettoria. Il volo è in orario, la visuale sulle Alpi stupenda, arriviamo a Praga in anticipo.

Fuori dalla zona "arrivi" troviamo subito le macchinette per i biglietti del trasporto pubblico e il bus numero 59 che ci porterà in città,  come dice google maps. A Nádraží Veleslavín scendiamo e prendiamo la metropolitana per il centro città per lasciare i bagagli in albergo.
È stato tutto semplice, tranne gli ultimi dieci minuti a piedi, in salita, camminando su piccoli cubetti smussati di porfido.

Il proprietario dell'albergo parla un italiano spagnoleggiante e ci invita a ritornare più tardi, e a camminare a lungo per la città, indicandoci il quartiere più elegante.
Così comincia l'esplorazione del quartiere Vinohradi. Ammiriamo la prima delle numerose chiese gotiche della città; questa è dedicata al sacro cuore, è grigia e nera, tutta proiettata verso il cielo, immersa in un parco verdissimo, .


Ci facciamo guidare dall'architettura più opulenta per girare il quartiere, è tutto un fotografare con il naso all'insù. Inciampo mille volte sul lastricato disomogeneo. È un quartiere davvero bello, ricco di palazzi barocchi intarsiati e colorati, su una collina che si affaccia sui binari della stazione centrale e ha una buona visuale sulla città. Scendiamo verso la piazza San Venceslao, dove troneggia il patrono a cavallo, ci sono diverse sculture commemorative, il museo nazionale e il museo dei bambini, tutto di vetro, che lo riflette. Il museo nazionale è un maestoso edificio rinascimentale che guarda verso Vaclavske namesti, una grande strada centrale da cui partire per raggiungere diversi punti d'interesse.

Essa stessa lo è, ma noi la troviamo avvolta dai cantieri e interrotta in diversi punti. La percorriamo quasi tutta e poi giriamo verso destra, troviamo ancora architettura diverse, una misteriosa torre, la sinagoga Jerusalemska di fianco a una bella chiesa gotica, e il museo di Mucha. Entriamo subito, attratti dai colori e dai tratti romantici del genio dell'art noveau, che adoriamo entrambi.


Il museo ospita litografie, cartelloni pubblicitari di prodotti alimentari e saponi, e gigantesche locandine teatrali. Non mancano quadri e fotografie e un video che descrive la vita e il lavoro dell'artista ceco.
Usciti dal museo, camminiamo verso il fiume e il nostro albergo, passando per una grande arteria piena di locali alla moda, negozi, il grande teatro Narodni Divadlo e il Lanterna Magika, un grande auditorium moderno fuori e classico dentro.

Ci ritroviamo così sulle rive del grande fiume e da qui, dal most Legli, possiamo osservare la folla che transita sul Karlov most, il ponte più famoso di Praga, dedicato a Carlo IV, l'imperatore che l'ha fatto costruire.

L'impronta culturale e artistica lasciata da Carlo IV sulla città è davvero importante, e Praga è ancora un luogo ricco di teatri, musei, sale da concerto, scuole d'arte e università.
La stanchezza si fa sentire e anche la fame e iniziamo a cercare un posticino per mangiare qualcosa di tipico. Troviamo un posto con giardino interno e ordiniamo un goulash e un fried pork che sembra interessante ma prima ci dividiamo un'insalata di asparagi bianchi e verdi con una deliziosa salsa all'uovo. Il goulash è ottimo e ci viene servito con un pane all'aglio che resterà a lungo nella nostra giornata.
Io scopro di aver ordinato una braciola impanate e fritta servita con un buonissimo purè e un'insalata verde affogata nell'aceto che cedo a mio marito. La birra è buona e leggera e con il caffè ci portano anche i biscotti alla cannella, buonissimi. Per tornare all'albergo usiamo google maps perché la cartina della guida è poco chiara.

 La stanchezza dell'alzataccia si fa sentire, dopo la doccia ci buttiamo sul letto per almeno due ore. 
Poi si riparte per l'esplorazione, dalla cartina recuperata in albergo vediamo che la famosa "casa danzante" è vicina, allora discendiamo tutta Ječná che porta dritta alla Moldava. Sulla strada troviamo diverse chiese gigantesche, tra cui quella di San Cirillo e Metodio che funge da museo della resistenza.
Dappertutto a Praga si trovano accenni e memoriali che ricordano le numerose guerre e le proteste urbane che ha vissuto la città.

Sulla riva del fiume c'è la casa che danza, bella, sfrontata di fronte ai palazzi barocchi, riempie l'incrocio con il Jiraskuv most. Risaliamo il lungofiume osservando il traffico di battelli turistici, barche e pedalò che lo animano. Arriviamo fino al teatro nazionale e attraversiamo il Leglj most per osservare il gotico Karlov most e raggiungere Mala Strana, la collina verde ed elegante sotto la zona del castello.

Anche qui è un tripudio di barocco, rinascimento e colori pastello. Sul lungofiume possiamo osservare il sistema di chiuse per far superare ai barconi le piccole cascate che abbiamo visto dalla parte opposta.
Attraversiamo il Jiraskuv most e risaliamo verso l'albergo passando nei vicoli tra Ječna e Žitná, pieni di locali carini dove bere di tutto.
Attraversiamo il parco Karlovo Namesti e a circa metà Štěpánská troviamo un ristorante georgiano e ci tuffiamo dentro alla ricerca di qualcosa di diverso dalla carne.
Mio marito sceglie un piatto unico con dentro di tutto che ci dicono vada bene per due persone e io prendo una zuppa di pollo, uova e spinaci. Da bere proviamo la birra georgiana che è leggera e piacevole come quella ceca.
Il mio brodino è buonissimo e delicato, e il piatto unico basta per quattro persone. C'è un polletto arrosto, della pita ripiena di formaggio di capra, insalata di cetrioli, pomodori e cipolle amalgamati con una salsa pastosa che ne centuplica le calorie. Poi ci sono delle salsicce speziate, formaggio stagionato, una mousse di aglio e spinaci, dei fagioli in umido e quattro salse diverse per insaporire ulteriormente.
È tutto ottimo, a parte la mousse (che mio marito mangerebbe comunque) ma lasciamo il piatto a metà per sopraggiunta sazietà e ce lo incartano da portare via.
Torniamo in albergo allegri e satolli e ci ributtiamo nel letto per una vera dormita. Il contapassi dice che come primo giorno a Praga abbiamo fatto 19 km.

La mattina dopo ci alziamo con calma e scendiamo per la colazione, più salata che dolce, come al solito nei paesi slavi. Io sono contenta e mio marito si consola con il pane e la marmellata. 
Prendiamo la metropolitana sotto casa e ci dirigiamo verso Stare Mesto, il quartiere più vecchio e secondo mio marito anche il più malinconico.
Usare la metropolitana è molto facile, ha una grafica intuitiva e i tunnel sdoppiati, il che permette di individuare subito la direzione da prendere. Le scale mobili sono ripidissime e scendono molto in profondità, e incrociando le altre persone si ha una un effetto ottico buffo e particolare, sembrano tutti inclinati. La cosa più difficile delle stazioni è trovarle, sono segnalate da cartelli piuttosto ridotti che si perdono nel caos visivo cittadino.
Anche le macchinette per i biglietti sono comode e semplici da usare, non ci sono scuse per non farli.
Arrivati a Stare Mesto troviamo subito delle differenze con le zone già viste, case basse dai volumi morbidi e arrotondati, stradine strette e intricate, un vero centro storico.

Gira e rigira con la fotocamera sempre pronta, arriviamo in una delle piazze più belle del mondo; Staromestske Namesti. È una grande piazza allungata piena di gente e di costruzioni particolari e non sappiamo dove guardare.

Il nostro orecchio capta parole comprensibili e ci accodiamo a una guida che parla dello stile gotico della chiesa che spunta dietro una facciata più bassa. Seguendo il gruppo di italiani ci ritroviamo in chiesa a osservare i particolari appena descritti e poi torniamo a esplorare per conto nostro. 



È quasi mezzogiorno e ci dirigiamo verso l'orologio astronomico che si anima allo scoccare dell'ora con delle figure meccaniche in movimento.
Insieme a noi una folla di lingue e colori diversi tutti rivolti a guardare la vecchia finestrella. I 12 santi si affacciano a turno e la folla non perde neanche un particolare, la piccola sfilata viene immortalata come innumerevoli altre volte, provocando la stessa meraviglia in chi la guarda.
Dopo lo spettacolo ammiriamo ancora la piazza incredibile in cui siamo e poi ci dirigiamo verso il vecchio ghetto ebraico.
 Il sole picchia forte e mi compro un cappellino poi sulla cartina seguiamo le indicazioni per Josefov.

Quando arriviamo il cielo si annuvola, ci sono file di turisti ovunque, sinagoghe e negozietti di souvenir.
Ci fermiamo in un ristorante kosher e prendiamo un buonissimo hummus, i falafel, un'insalata di verdure e una di uova (super), e la matbucha, una salsa a base di aglio e altre cose che non si sentono.
In questi tre giorni abbiamo mangiato più aglio che nel resto dell'anno, ovvero io ho lasciato tutto a mio marito che credo non verrà punto dalle zanzare mai più. Il caffè però è buono come il nostro. Andiamo al book shop e compriamo due edizioni speciali di Kafka in italiano, un golem magnetico e due biglietti per il cimitero (detto così fa strano). 

Usciti dalla biglietteria scoppia un temporale fortissimo e ci rifugiamo nella sinagoga vecchia-nuova, la più antica della città e ancora in uso. Per entrare si scende di qualche gradino, a voler simboleggiare la piccolezza dell'uomo rispetto a Dio. La guida tutta eccitata ci dice che poco prima ha anche grandinato. Poi chiede a Moreno di indossare il copricapo rotondo in segno di rispetto e ci fa entrare.
È un edificio basso a volta tonda, con volumi morbidi e scavati per ottenere nicchie e sedute. L'arredo è semplice; legno per i sedili, ottone per i candelabri e bronzo per i punti luce. Sui muri ci sono scritti brani sacri che rimandano alle scritture.

Non possiamo stare qui sotto per sempre quindi prendiamo coraggio, impermeabile e ombrello e usciamo sott'acqua.
La strada si è svuotata, il biglietto ci permette di visitare tutto il quartiere e ci dirigiamo alla sinagoga Maisel che funge da museo. È ricca di decorazioni, come una cattedrale cattolica, e contiene vecchie mappe della città, vecchi libri contabili e libri sacri, oggetti rituali, documenti storici.

È ampia e molto alta, data la sua struttura gotica. Usciamo ancora e nello stesso quartiere troviamo la Pinkas sinagogue, che è il memoriale della shoa, le pareti sono piene dei nomi e cognomi dei praghesi deportati nei campi di concentramento. 170.000 nomi e date di nascita di persone che sono state inviate prima a piedi, e poi dopo la costruzione dei binari, in treno, verso la Polonia e la Germania. 
Nel piano superiore, oltre ai nomi sulle pareti, ci sono lettere e disegni realizzati dai bambini detenuti e poi scomparsi a Terezin. Questa è la sinagoga in cui ci fermiamo più a lungo, e da cui usciamo con gli occhi lucidi. 


Fuori piove ancora e ci ritroviamo al vecchio cimitero, dove le lapidi sono state sovrapposte nei secoli perché le ossa non vengono mai riesumate. Le lapidi sono tutte inclinate e rovinate dal tempo, alcuni alberi vi sono cresciuti attorno e le inglobano con le radici. È un luogo davvero tenebroso ma affascinante.
Usciti dal cimitero entriamo nella sinagoga Klausen adibita a sala mostre, che ospita una raccolta di fotografie della vita quotidiana ai confini di Gerusalemme.
La costruzione è semplice e lineare, chiara e arricchita da stucchi floreali, accogliente anche se spoglia.

Finito il giro storico-umido ci rechiamo verso la metropolitana per tornare a casa. Passiamo davanti alla torre delle polveri, altra torre gotica ricca di elementi simbolici e decorativi, tutta rigorosamente scura. Nella stessa piazza ci sono altre sale da concerto, musei e palazzi rinascimentali stupendi. 

Ci buttiamo sottoterra al riparo da tutta quella bellezza.
Alla fine della giornata contiamo 9 km fatti.

Il terzo giorno ci svegliamo con una pioggia battente e ce la prendiamo comoda fino alle 10.00. Poi andiamo verso la nostra amica metropolitana (ottima la scelta dell'albergo vicino alla fermata) per recarci al quartiere castello e al ponte Carlo. All'arrivo non piove più e camminiamo in un quartiere di case basse e squadrate, semplici e ordinate e negozi carini.

 Arriviamo sotto il ponte Carlo, bello, gotico, scuro e dall'aria molto solida. Non c'è tanta gente per via del brutto tempo e ci godiamo la passeggiata in su e giù osservando le statue, gli artisti di strada e la zona sottostante. Questa parte è proprio un'isola, Kampa, divisa dal canale chiamato "ruscello del diavolo". 
Torniamo indietro per salire al castello, qui l'architettura è di nuovo barocca, opulenta, colorata. È pieno di gente, locali per bere e mangiare e negozi di souvenir.

La salita è ripida ma comoda, meglio delle scale che faremo al ritorno, ma la faremo due volte perché mio marito adocchia un ristorantino interessante. Mio marito è specializzato nella scelta dei ristoranti, trova sempre dei posti belli dove si mangia benissimo, quindi bisogna seguirlo. Arrivati in cima al castello abbiamo una vista straordinaria sulla città, anche se nuvolosa, e ci divertiamo a indovinare i luoghi già visti. 

La piazza è maestosa, i palazzi tutti diversi, il palazzo del governo è pronto per il cambio della guardia.
Ogni mezzogiorno c'è questa cerimonia attorno a cui si raccoglie una bella folla per assistere alla parata del drappello che arriva e dà il cambio agli altri. C'è anche una piccola banda che accompagna lo spettacolo con una musica marziale. 

Seguiamo con un certo interesse, seduti su un muretto, anche per riposarci dalla salita. Finita la parata, visti i due nuovi soldati sistemarsi nelle garitte (che lavoro noioso!) scendiamo alla destra del castello. Proprio da questo lato era avvenuta la storica "defenestrazione" di Praga, e noi cerchiamo di immaginare da quale finestra abbiano lanciato gli emissari.
Lungo la scalinata ci sono casette e negozi carini, ma sono contenta che siamo saliti dall'altra parte. Arrivati giù, mio marito si ricorda del ristorante e torniamo indietro fino a metà salita, il locale è storico e cucina piatti tradizionali. Mio marito prende ancora il gulash con il pane spalmato di aglio e poi fritto. Praga è una città romantica soltanto se non si mangia la sua cucina, altrimenti fine dei baci. Io prendo la pickova che è una lombata morbida e delicata con una salsa indefinibile, un pò di ribes e dei gnocchi che sembrano pane crudo. Il dolce però è buono, una specie di palacinka non troppo dolce con sopra una crema leggera. Il caffè è incredibilmente buono.
Io di solito apprezzo le cucine tipiche ma qui mi sto riscoprendo provinciale come Totò a Milano e poi mi chiedo come facciano i cechi ad assumere le vitamine. Le poche verdure che ho visto sono stracotte o ubriache nell'aceto. Nei minimarket vendono solo junk food ma niente frutta.

Usciti dal locale scendiamo nuovamente fino al ponte Carlo e lo attraversiamo. Salutiamo la statua di Carlo IV che ci dà l'impressione di aver costruito tutta la città, già 700 anni fa, o comunque ne ha avuto una visione illuminata.
Abbiamo i biglietti per una crociera sul fiume e dobbiamo partire dal Checov most.
Sul lungofiume c'è un bel parco e una serie di palazzi maestosi. Intanto che aspettiamo il barcone, facciamo amicizia con un indiano che sta girando l'Europa da sei settimane e si è innamorato di Napoli. 

La crociera è davvero rilassante e permette una visuale invidiabile su questa parte della città. Per un'oretta navighiamo dolcemente e la guida spiega in tre lingue quello che vediamo. Alla fine torniamo verso la metropolitana abbastanza riposati e dolcemente storditi dal sole che finalmente ha preso coraggio. Forse troppo storditi non riusciamo a trovare la metropolitana e dopo dieci minuti di ricerche nella piazza, la troviamo all'interno di un meraviglioso palazzo barocco. 
Davvero viaggiare ti apre la mente, perché se non si apre stai fermo in piazza per chissà quanto, a cercare l'uscita.


Torniamo in albergo per una doccia e un cambio d'abito e usciamo di nuovo, diretti al museo delle illusioni ottiche, al quale ci recheremo a piedi dato che è nel quartiere.

 Il museo si trova in una via molto frequentata con negozi e ristoranti per tutti i gusti. Dentro ci troviamo di fronte alle evidenze più incredibili e incerte che però hanno una spiegazione inoppugnabile. 

Ci divertiamo a farci stupire e a giocare con i paradossi delle proporzioni, per circa un'oretta, poi usciamo e fuori c'è ancora il sole. Per cena scegliamo un ristorante pseudo italiano e mangiamo qualcosa di leggero e con poco aglio.
Il contapassi ci informa che abbiamo camminato per 11 km.

L'ultima mattina a Praga ci svegliamo con un bel sole, lasciamo i bagagli in albergo e cerchiamo il famoso tram 22, la linea storica che i cittadini prendono la domenica per fare un giretto turistico della città perché attraversa tutti i centri nevralgici.
Il tram ci porta in giro con più calma della metro e con una bella visuale sul panorama, quando si arrampica al castello ci prepariamo a scendere, e lo facciamo al belvedere, dove i sono i giardini reali, dai quali abbiamo una vista stupenda della catttedrale di San Vito, luogo di sepoltura dell'onnipresente Carlo IV.

La collina del belvedere ospita un enorme capannone art noveau in ristrutturazione, le serre limonaie e aranciaie e un giardino immenso, ne attraversiamo una parte ed entriamo nel palazzo insieme a scolaresche, gite di turisti stranieri, e poca gente del posto. 
Ci ritroviamo nel secondo cortile e sventola la bandiera presidenziale, che indica la presenza a "casa" del capo dello stato Pavel. La cattedrale si staglia altissima oltre un edificio che attraversiamo per mezzo di due gallerie e ci ritroviamo con il collo esteso completamente ad ammirarne la maestosità. 

Anche questo cortile è pieno di gente, c'è una fontana, edifici medievali, e una piccola cappella forse per le cerimonie più intime. Anche la cattedrale, come la splendida chiesa di Santa Maria di Tìn, in Staromestske Namesti, si trova piazzato davanti un edificio più basso che ne oscura in parte la vista. Mi chiedo come mai, questo è un bel mistero da risolvere.
Scendiamo dal castello dalla parte posteriore e ci dirigiamo all'isola Kampa, da questo lato la strada è stretta, con scale lunghe e comode, su cui sono piazzati degli artigiani che vendono i loro prodotti artistici. Arrivati giù ci dirigiamo verso il parco, Praga è molto verde, e poi sotto al ponte Carlo, dove troviamo dei ristorantini con veranda sul fiume e ne scegliamo uno tipico.


 Mio marito prende la famosa "limonata slava" che a me sembra un pò alcolica, io la birra e poi mangiamo qualcosa. Prima del caffè ci porta due bicchierini di Becherovka, il loro tipico e buonissimo liquore alle erbe. Dopo pranzo ci stendiamo su una panchina del parco adiacente, all'ombra degli alberi alti come la cattedrale vista prima. Ci si potrebbe anche addormentare tra il fresco del parco e l'alcool in corpo, ma una ragazza cinese decide di fare il suo numero di flauto traverso per esercitarsi e sembra non aver intenzione di smettere. Dopo mezz'ora ci alziamo e ci dirigiamo verso ponte Carlo, lo ripercorriamo come fossimo degli habituè, salutiamo la statua del re e torniamo in centro passando da vie non ancora percorse. Io prendo un altro caffè in un locale delizioso, mio marito prende un trdelnik, un cannolo gigante, spalmato di zucchero e ripieno di gelato che si può guarnire a piacere con nocciole, cereali, cioccolato e pistacchio. In tutto sarà mezzo kg di roba, lo mangia con l'idea di saltare la cena. 

Cammina cammina ci ritroviamo in Staromestske e aspettiamo di nuovo l'uscita dei santi dall'orologio. Oggi è la giornata della ripetizione e sedimentazione delle esperienze. La folla si raduna, si fa il conto alla rovescia e siamo tutti di nuovo rivolti all'insù, per essere la città più laica d'Europa, è quasi paradossale.

Dopo lo spettacolo ci tuffiamo in una viuzza stretta con negozi di cristalli di Boemia, gioielli e ristoranti, e poi sbuchiamo di nuovo davanti alla torre delle polveri. Esprimo il desiderio di rivedere anche la torre del primo giorno, quella che non è segnata sulla mia mappa come monumento degno di nota ma che a me è piaciuta tanto.
La troviamo, la ammiriamo e ripassiamo davanti alla bella chiesa di Santa Cunegonda e S. Enrico, e scopro che la "mia" torre preferita è la Jindrisska vez, il campanile separato della chiesa. Risolto questo mistero passiamo davanti alla sinagoga che io credevo "spagnola" per via della sua architettura moresca, invece si tratta della sinagoga Jerusalemska. Lo leggo sul cartello fuori ma per precisione lo chiedo anche ai custodi che si dilungano a spiegarmi la strada per trovare la sinagoga spagnola, che è vicina alle altre nella zona di Josefov. Ma il nostro tempo a Praga è quasi finito, saluto, ringrazio e andiamo via. Prendiamo la metropolitana più vicina che è quella della stazione ferroviaria che abbiamo visto il primo giorno dall'alto. Un cerchio si chiude, Praga non è più l'immensa metropoli sconosciuta ma ci sembra ormai familiare, come sempre capita quando inizi a orizzontarti in un luogo nuovo.

 Prendiamo la metro quasi a occhi chiusi, scendiamo a Pavlova, riprendiamo le valigie e riscendiamo in metropolitana in direzione aeroporto, come abbiamo fatto solo quattro giorni fa. Sembra che sia passato un mese per quante esperienze abbiamo fatto. 
Raggiungiamo la nostra meta in meno di un'ora, ci riposiamo prima dei controlli poi io mi fermo davanti a una bellissima vetrina di insalate da comporre a piacere, e dò soddisfazione al mio desiderio di verdure crude.
Grazie di tutto Praga, ritornerò volentieri  a trovarti, quando vuoi.















Un ponte sulla Moldava

Sulla Moldava in realtà ci sono numerosi ponti, tanti solo nella città che andiamo a visitare questa volta. Ma io faccio riferimento al pont...