Abbiamo un volo diretto da Bologna verso Belgrado che durerà circa due ore.
L'aereo della Airserbia è un piccolo bimotore a elica, più corto della navetta che ci accompagna al parcheggio.
La scaletta è stretta e mi devo impegnare per salire con il trolley, mi chiedo quanta fatica facciano i serbi, alti e robusti come sono.
Rubo il posto al finestrino a mio marito, siamo abbastanza avanti e abbiamo una vista privilegiata sull'elica.
Dopo i preparativi di rito, il piccolo aereo inizia a rullare sulla pista provando i freni e lo sterzo, il pilota sembra soddisfatto e aumenta la velocità. Nel frattempo la Airserbia ci fa sentire una playlist di musica balcanica malinconica quanto basta da non farci rimpiangere un'eventuale incidente aereo.
In poco tempo ci troviamo in volo, il rumore è assordante ma quasi meglio della musica di prima.
Dopo venti minuti di assuefazione al rumore e alle turbolenze finalmente il volo diventa più piacevole e posso tradurre dall'inglese, a mio marito, tutti gli articoli turistici del giornale della compagnia aerea per altri eventuali viaggi.
Dopo un pò le hostess ci portano dell'acqua, dei salatini e un tipo di biscotto di marca Plazma che sembrano i classici biscotti per l'infanzia. Più tardi in aeroporto vedremo tanta pubblicità per dei prodotti della stessa marca, probabilmente si tratta di una cosa tipica.
Il volo è lungo, diventa buio subito, solo a ridosso dell'atterraggio vediamo la sterminata pianura punteggiata da poche luci di città.
Belgrado conta due milioni di abitanti divisi dalle rive del Danubio che cerchiamo di indovinare dall'aereo.
Fuori dall'aeroporto l'aria è fresca e leggera, dopo aver lasciato il freddo e l'umidità della pianura padana ci sembra meravigliosa.
All'arrivo ci aspetta un taxy che ci porterà alla piccola città di Sombor, vicino al confine con l'Ungheria, a due ore di distanza.
Mio marito mi racconta i suoi prossimi progetti per le storie che sta scrivendo e io cado in un sonno leggero, interrotto solo dall'ingresso in autostrada, presso il cui casello l'autista non si ferma ma acchiappa il biglietto al volo.
Verso l'una di notte finalmente arriviamo in hotel per un vero meritato sonno.
La mattina dopo abbiamo tutto il tempo per una colazione internazionale come piace a me, uova fritte, pane tostato e formaggio fresco più alcuni tortini salati e speziati tipici.
Abbiamo anche il tempo di recarci alla manifestazione a piedi e dare una prima occhiata alla città.
Le case sono basse, di mattoni, con il tetto molto alto e vediamo tante cappelle ortodosse.
I negozi del centro hanno un'architettura più ricca, decorazioni e forme arrotondate, balconcini di ferro e colori diversi.
La pioggia ci bagna e costringe i residenti a lasciare i tavolini dei bar e rientrare. Ci rifugiamo nel palazzo della manifestazione che è un centro sportivo e incontriamo l'altro autore italiano; Marcello Mangiantini, anch'egli invitato dall'ambasciata e nostro amico.
I numerosi lettori parlano serbo o inglese, così ci mettiamo d'impegno per cercare di comunicare in modo onorevole.
Veniamo travolti dalla folla di fan di Zagor che vogliono le firme, i disegni e le fotografie con gli autori. Il mio proposito era quello di andare a camminare per il centro ma tra i lettori e altri autori e amici, come Bane Kerac e Dušan Mladenović, non riesco a svicolare.
Verso le 16.00 gli organizzatori ci mandano a pranzo in un ristorante storico; il "Vecchio elefante".
Anche a pranzo si parlerà per la maggior parte in inglese e per fortuna l'editore ci traduce il menù che è scritto in serbo. Prendiamo una "ciorva", una zuppa deliziosa con la carne, a me portano un hamburger gigante con le patatine, il burro speziato e della cipolla cruda, poi arrivano degli involtini con una salsa ai funghi e del pesce fritto e affumicato del Danubio.
È tutto buono e stiamo a tavola fino alle 17.30.
Poi torniamo alla fiera e io abbandono tutti e vado a camminare per la città e a cercare di digerire il pranzo.
Piove sempre più forte e io giro per la città quasi deserta, ci sono solo io e diversi cani randagi molto tranquilli e amichevoli.
Purtroppo le fotografie risultano "spente" ma il posto è davvero carino e pieno di verde. Il centro è disseminato di statue dei più famosi artisti serbi.
Ritorno alla fiera in tempo per la conferenza degli autori e per fortuna è arrivato il traduttore che ha studiato economia in Veneto.
Il tutto finisce alle nove di sera, scansiamo l'invito per la festa al pub a base di rakia e musica Balcanica a tutto volume e ce ne torniamo in albergo con il taxy perché carichi di libri. Non abbiamo cambiato i soldi e abbiamo solo euro e carte ma il tassista non li prende, così il traduttore ci presta 1000 dinari (circa 8 €) e il tassista ce ne chiederà neanche 200.
"Ceniamo" in camera con vino serbo e crackers e dopo la doccia io crollo con la mia solita velocità.
La mattina dopo ci svegliamo tardi, facciamo colazione con calma ma non riusciamo a tornare alla fiera perché in centro c'è una maratona.
Viene uno degli organizzatori a salutarci e a portare l'altro autore con cui divideremo il taxy per l'aeroporto.
La strada attraversa tanti paesini deliziosi e tranquilli, c'è un'atmosfera di serenità invidiabile, tanti animali, uccelli, cicogne e ancora cani che attraversano la strada con calma.
Arriviamo all'aeroporto modernissimo intitolato a Nikola Tesla, ai controlli riesco a passare con un'accendino, dono degli organizzatori, ma mi buttano via una bottiglietta con un sorso d'acqua.
Questo mini viaggetto super concentrato è stato proprio bello, le persone sono carine, schiette e amichevoli come in Bosnia e in Croazia, ma riservate, e cercano di accogliere i turisti nel migliore dei modi.
Speriamo di tornare a visitare Belgrado magari nel 2027 per l'Expo.
Dobro veče, Serbia, anzi: dok se ponovo ne sretnemo.