Da quando è stata sistemata e riaperta, c'è una campagna pubblicitaria tanto efficace che ci ha convinte a voler controllare di persona, così io e le M&M (s), due care amiche, decidiamo di partire all'avventura.
Data la bassa stagione non prenotiamo la visita e ci affidiamo alla fortuna, all'audacia e a una certa dose di faccia tosta che sappiamo esibire al momento giusto.
Andiamo in macchina fino a La Spezia perché purtroppo la tratta ferroviaria è interrotta per lavori, e la parcheggiamo presso la stazione di Migliorina. Questa scelta ci viene consigliata da una negoziante della città e si rivelerà poi davvero comoda rispetto alla stazione centrale, infatti troviamo subito un parcheggio, prendiamo il caffè al bar e troviamo il bagno libero e pulito ma perdiamo il primo treno per le 5 terre.
Saliamo sul successivo insieme ad altre poche persone, e in pochi minuti arriviamo a La Spezia centrale dove scopriamo un lungo muro di gente sulla banchina ad aspettare proprio il nostro treno.
La marea umana impiega circa dieci minuti a salire e a occupare tutti i centimetri calpestabili, noi siamo sedute comode ma circondate da decine di francesi e americani poco vestiti. Scendere alla prima stazione non sarà semplice, ma ce la facciamo e ci ritroviamo a Riomaggiore, ci mettiamo in fila per scendere le scale del sottopasso, e piano piano risaliamo e siamo davanti al mare.
Le cinque terre sono davvero un posto magnifico che accoglie I viaggiatori che arrivano dalle gallerie ferroviarie con un panorama mozzafiato.
Facciamo il primo selfie della giornata e qualche fotografia al paesaggio, il sole è già caldo, dimentichiamo l'aria umida di Parma e ci togliamo la felpa. Ecco spiegato l'abbigliamento dei turisti.
Per andare alla via dell'amore seguiamo la fila più lunga poi io vedo il cartello che indica Manarola e le mie M&M si fidano del mio senso di orientamento e mi seguono. La strada si svuota, sale in cima al paese, le case si diradano e vediamo in lontananza alcune persone che salgono in fila Indiana sulla collina tra i campi terrazzati. La M piccola fiuta la fregatura, e ferma una signora del luogo chiedendole se siamo sulla strada giusta, ovviamente no, siamo sulla strada per Manarola ma sulla via alta non la via dell'amore
Io avrei preferito continuare in mezzo al nulla ma le mie amiche insistono per provare l'emozione del turismo di massa, così scendiamo e ci rimettiamo in fila.
Il bigliettaio gentile ci spiega come fare la prenotazione online e ci consiglia di sbrigarci per trovare uno scaglione orario libero.
Ci sarà da aspettare una buona mezz'ora così andiamo a cercare della focaccia per pranzo.
Tutto questo saliscendi si comincia a sentire e le M&M si tolgono anche la canottiera.
Finalmente riusciamo a entrare nella romantica via dell'amore, ovviamente a prezzo maggiorato perché è sabato (15 € anziché 10) e iniziamo a percorrere i 900 metri più famosi della zona.
In effetti la strada è bella, il panorama spettacolare, la via molto curata, poco scenografica la rete di protezione frane ma direi che in questo caso è preferibile la sicurezza alla Instagrammabilità.
Facciamo tante fotografie e ci godiamo il sole e l'aria profumata di macchia mediterranea e in pochi minuti siamo a Manarola, altro paesino delle cinque terre.
Finalmente si avvicina il momento che preferisco delle escursioni: il picnic. Passiamo dal centro e ci dirigiamo in basso verso il mare cercando un posto tranquillo per mangiare.
Giù nella baia rocciosa ci sono tanti francesi che si tuffano e si bagnano semplicemente in biancheria intima, noi cominciamo a rimpiangere di avere portato felpe e cerate anziché il costume da bagno.
Ci sediamo sulla roccia a mangiare e a invidiare tutti quelli dentro l'acqua, ma almeno la focaccia è buonissima.
Dopo pranzo decidiamo di cercare un sentiero per camminare ancora e ci arrampichiamo in salita fino al cimitero, poi ancora più su, cercando indicazioni per l'aldilà (della collina).
Troviamo alcune indicazioni per Volastra, e un altro posto che non fa parte dei nostri piani.
Dopo venti minuti di salita, 30 gradi di temperatura e 40 possibili idee alternative a questa fatica immane, troviamo finalmente dei ragazzi italiani che scendono vociando e li fermiamo per chiedere lumi sul sentiero.
Ci guardano e ci dicono che loro stanno scendendo da mezz'ora ma che noi di sicuro ci metteremo di più a salire, e che la discesa è tanto ripida che hanno i polpacci a pezzi.
La M alta gli spiega che noi potremmo essere le loro mamme e che dovrebbero sperare di essere come noi a quest'età, loro si dichiarano molto d'accordo e quindi ci diamo appuntamento tra trent'anni per vedere come saranno diventati.
Dopo questa spiegazione però decidiamo di cambiare strada, altrimenti non vivremo neanche altri trenta giorni. Scendiamo verso la chiesa e dopo aver acceso qualche candela, ci infiliamo nel primo bar per un caffè. A questo punto mi tolgo anche io la canottiera, che ormai è diventata una sindone.
Arriviamo alla stazione e prendiamo il treno per Monterosso, il più grande dei cinque paesetti.
Ci dirigiamo subito verso la spiaggia con l'idea di camminare nella battigia ma una volta tolte le scarpe e posati gli zaini, non ci muoviamo più dall'acqua. Sulla riva di sassolini arrivano delle onde gentili ma un pò infide che ci bagnano i pantaloni arrotolati al polpaccio e ci tengono fresche.
Dopo dieci minuti a mollo pensiamo a come asciugarci per rimettere le scarpe e ripartire all'avventura, la M piccola che ha un gran senso pratico, propone di usare la canottiera così possiamo rimetterci subito in cammino.
Ci dirigiamo in direzione Vernazza con i pantaloni ancora umidi che ci terranno fresco nella salita. Il sentiero è inconfondibile, sale, è sulla costa e ci sono i segni bianchi e rossi, in seguito troveremo anche un piccolo cartello.
La salita è dura, ripida, fa caldo e la mia pressione resta al livello del mare anziché seguirmi. Avevo sottovalutato lo spirito di avventura delle M&M e non ho portato i sali minerali, devo rallentare e fare brevi soste (anche per far passare tutta la gente che sbuca fuori dal bosco). La M alta tira fuori l'arma segreta: le liquirizie, e possiamo proseguire con più "spinta".
Arriviamo ad una strettoia dove troviamo una ragazza con l'ombrellone istituzionale e un banchetto inconfondibile, e ci chiede se abbiamo il biglietto per il sentiero altrimenti dobbiamo pagare 15 euro.
Sconcertate, le spieghiamo che poche ore prima abbiamo percorso la via dell'amore e quindi abbiamo la trekking card giornaliera, non si fida di vedere solo i biglietti, ci fa scaricare la card e ci lascia proseguire.
Questa situazione mi ricorda tanto: chi siete? Cosa volete? Un fiorino.
La pausa forzata e lo sconcerto ci danno ulteriore carica e ripartiamo tra scaloni di pietra, piante grasse e rovi e meravigliosi alberi di limone.
Il cartello del Sva (sentiero verde azzurro) ci informa che per arrivare a Vernazza ci vuole 1,40 minuti ma il navigatore della M alta dice che ne bastano 36, comunque ormai siamo più su della strada statale, Monterosso è dietro il promontorio e non ci resta che proseguire.
Il sentiero è più o meno sempre esposto al sole, in certi tratti anche aperto al vuoto ma non tanto da diventare spaventoso, peccato non avere portato i miei bastoncini.
Il percorso sale e scende, il dislivello è basso ma continuo, incontriamo terrazzamenti coltivati e macchie selvatiche. Una casa privata vende frutta e verdura di produzione propria e prepara anche macedonie e frullati per I viandanti.
Noi veniamo colte dal desiderio di un più prosaico spritz e proseguiamo verso la civiltà cominciando a immaginare di avere tra le mani il bicchiere ghiacciato.
La M piccola brontola e si lamenta e rimpiange di non essere andata in un luogo più accogliente, tipo un outlet.
Il paesaggio cambia ancora, il promontorio è più dolce, le discese più frequenti e si intravedono le prime case sulla costa.
Il navigatore spiega che ci basta un solo minuto per raggiungerle ma non intendiamo lanciarci nel vuoto quindi proseguiamo nel percorso.
A breve Vernazza è nostra, troviamo le case più alte, una chiesa, le vie strette e colorate e un bivio che indica il sentiero per raggiungere il prossimo paese ma da un carrugio si intravede la civiltà, il bar, la folla.
Scegliamo senza indugio la seconda possibilità, troviamo una fontanella d'acqua potabile e ci rinfreschiamo, beviamo, riempiamo le borracce e poi ci buttiamo su un muretto all'ombra.
La M piccola intanto ha notato la piccola gelateria a sud-ovest, e sappiamo che può resistere a tutto tranne che al gelato.
Lasciamo la M alta a far la guardia agli zaini pieni di vestiti sudati e briciole e andiamo a vedere i gusti rimasti a disposizione.
Prendiamo un gelato e due birre per ripristinare i sali minerali e torniamo al nostro muretto con l'agognato bottino.
Questa parte dell'escursione è la seconda più bella della giornata ma non sarebbe così bella se non ci fosse stata la fatica precedente.
Torniamo alla stazione stanche ma rifocillate, ci aspetta ancora il giretto in treno, il recupero dell'automobile e un'oretta di autostrada prima della doccia, la giornata è stata intensa e piena di bellezza e risate.
Una piccola nota rispetto ai biglietti del treno; scegliendo la tratta per uno dei paesini delle cinque terre, il biglietto è maggiorato, meglio comprare la destinazione successiva (per esempio Levanto) e si risparmia anche la metà.
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